✔ XS - piccolissima (432 x 274)
✔ S - piccola (576 x 366)
✔ M - Media (792 x 503)
✔ L - Grande (800 x 509)
Originale
Canaline dall'Italia durante un'escursione in Tirolo
La Val Canale (Kanaltal in tedesco, Kanalska dolina in sloveno, Val Cjanâl in lingua friulana), è un solco vallivo delle Alpi Orientali, nell'estremo nord-est del Friuli-Venezia Giulia (provincia di Udine), che si estende tra Pontebba ad ovest ed il valico di Coccau ad est, compreso tra le Alpi Carniche ad ovest, le Caravanche a nord e le Alpi Giulie a sud.
Dal sito dell'Associazione bellunesi nel mondo
Il fenomeno delle Ciòde, pur avendo interessato anche bambini d’ambo i sessi, è da considerarsi una forma d’emigrazione principalmente femminile, che ha visto, a cavallo fra XIX e XX secolo, frotte di contadine bellunesi raggiungere le floride campagne della Val d’Adige per svolgervi lavori di bracciantato agricolo. Data la natura dell’impiego, il periodo di assenza da casa andava dalla primavera all’autunno, seguendo, come le rondini, i ritmi delle stagioni.Tale flusso di manodopera femminile era per lo più determinato, come già quello maschile, dalle misere condizioni in cui viveva la maggior parte della popolazione, una vita di stenti e di privazioni. L’aspettativa era quella di migliorare le proprie condizioni di vita mirando, nel contempo, a raggranellare qualche soldo con cui concorrere al sostentamento del nucleo familiare e magari, per le nubili, farsi la dote. Ciò non si poteva pretendere per i bambini, la cui permanenza fuori casa rispondeva spesso all’avvilente necessità di avere, almeno per un certo periodo, una bocca in meno da sfamare. Il fatto che la domanda dei possidenti del Trentino si rivolgesse al genere femminile è verosimilmente da attribuire al suo minor costo sul mercato del lavoro e dal fatto che le Ciòde si dimostrarono, per lo più, delle lavoratrici instancabili e versatili.Il reclutamento veniva in genere gestito da una donna del paese che si occupava anche dei viaggi, sia di andata, sia di ritorno; i bambini erano solitamente affidati a Ciòde adulte conosciute.Il viaggio, nonostante la vicinanza geografica del luogo di destinazione, si presentava alquanto incerto e talvolta avventuroso. Avveniva con mezzi di trasporto eterogenei: in parte a piedi, in parte coi carri, almeno fino a Primolano o a Tezze Valsugana, dove si proseguiva per Trento con il treno. A Tezze c’era da superare la frontiera, in quanto il Trentino, fino alla conclusione della Guerra Mondiale 1914-1918, faceva parte dell’impero asburgico e quindi ci voleva il passaporto. In realtà, a quanto sembra, era abbastanza facile eludere i controlli o, in vece del passaporto, bastava esibire un certificato di buona condotta firmato dal Sindaco o dal Parroco, potente lasciapassare che, al tempo, costituiva anche un’autorevole referenza.Le lavoratrici bellunesi erano chiamate Ciòde dalla popolazione trentina, pare per il fatto di avere la suola degli zoccoli di legno ricoperta da bròche (bullette antiusura) o, secondo altri, per il frequente intercalare, nella parlata, dell’espressione ciò. Quello che rende peculiare il fenomeno delle Ciòde è la precarietà del lavoro e, soprattutto, le mortificanti modalità d’ingaggio. Esse, a parte quelle che avevano già instaurato un rapporto di continuità con famiglie presso le quali avevano già lavorato, partivano per lo più al buio, ovvero senza sapere se e dove avrebbero trovato lavoro. Ciò alimentava il tristemente famoso mercato delle Ciòde che si teneva nella Piazza del Duomo di Trento, all’ombra di un grande tiglio. Qui si assisteva al deprimente “offrirsi” delle Ciòde agli agrari trentini che le esaminavano, alla stregua degli animali del foro boario, privilegiando, visto l’impiego che erano chiamate a svolgere, la fisicità e la robustezza sull’avvenenza. Oltre all’umiliante esporsi alla cernita dei potenziali datori di lavoro, un altro aspetto negativo era rappresentato dalla maggior forza contrattuale di quest’ultimi, che le vedevano costrette ad accettare condizioni dettate pressoché unilateralmente, non scritte, e spesso disattese. Insomma, un vero e proprio sfruttamento. Contro questo inumano mercato si erano mossi in patria, a tutela delle povere Ciòde, i Segretariati dell’Emigrazione, patronati di ispirazione socialista e cattolica che riuscirono, grazie a un’azione di propaganda e alla raccolta di fondi, ad apportare qualche miglioramento.
Prosegue sotto l'immagine del retro della cartolina.
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